PERSONE NORMALI, Sally Rooney

Di tutti gli elogi profusi al primo romanzo di Sally Rooney, Parlarne tra amici – che era brillante, spiritoso, avvincente, elegante, straziante – solo l’insistenza sul fatto che fosse contemporaneo non sembrava del tutto plausibile, secondo Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone. È vero, l’autrice aveva solo 26 anni; sì, la storia avveniva in un’Irlanda dove il cattolicesimo non contava più e tutti erano nativi digitali; e la narratrice, Frances, era una neolaureata che all’inizio del libro ha un’amicizia/relazione piuttosto fluida con una donna dichiaratamente lesbica di nome Bobbi. Moderno sì, ma i messaggi istantanei sono stati usati per riprodurre qualcosa di simile a lettere vittoriane piene di domande sull’amore; il tempo è scandito dalla pubblicazione di romanzi e dal passare delle stagioni piuttosto che dall’irruzione delle notizie; e Frances abbandona in fretta la sua relazione mai chiarita con l’amica Bobbi, per passare a un’altra totalizzante con un uomo sposato più anziano, Nick. Insomma un plot che ripulito del resto è un romanzo d’amore come altri più che una fredda autofiction contemporanea o un nuovo surrealismo.

Con Persone Normali, scritto dopo appena un anno da quel debutto, torniamo in una Dublino oscura, fumosa e studentesca, con lo stesso dialogo spiritoso e un gioco di sentimenti spesso ansiosi, inframmezzati da incontri sessuali sorprendentemente visivi e intimi. Persone Normali è fresco e a tratti acerbo, tanto che forse tra cinquant’anni potrebbe quasi sembrare che sia il vero romanzo d’esordio di Sally Rooney.

È un libro leggermente più piccolo, tanto per cominciare. Parlarne tra amici era pieno di personaggi, in un quadrangolo amoroso tra Frances, Bobbi, Nick e la povera moglie Melissa, mentre Persone Normali è un tango tra due soli protagonisti: Marianne, una ragazza magra, ansiosa, intelligente come Frances ma con ancora meno autostima e tendenze più masochistiche, che troviamo a inizio libro come una emarginata sociale che legge Dalla parte di Swann di Proust nella mensa scolastica, e Connell, la popolare star della classe e della squadra di football.

Tutti gli altri personaggi sono lontani e sfuocati. Gli amici dei due sono più presi dagli intrighi adolescenziali su balli, comitati e una sottotrama che riguarda un funerale. La vita vera sembra altrove. Non ci sono molti cattivi letterari, ma i cattivi reali come i bulli, i maneschi, gli approfittatori, ma niente su cui ci soffermiamo troppo a lungo. Ci sono le differenze di classe e agio sociale con un Connell cresciuto dalla saggia, piacevole e gentile (e relativamente povera) Lorraine, e una Marianne che vive con madre e fratello bullo in una villa lussuosa ma fredda e negligente, di cui neanche l’autrice si prende la briga di spiegarci il perché. Ma non importa: questo non è un libro di fatti, ma di pensieri. Connell e Marianne, fortunatamente, ne hanno molti e Rooney li evoca in modo superbo.

L’energia e l’eccitazione della storia di Persone Normali provengono dalle vite interiori dei personaggi principali, da ciò che vedono, immaginano e leggono; da quelle che Jane Austen chiamava le loro “sensibilità. Connell che racconta questa storia è commosso dalla letteratura, esattamente come Marianne dimostra una grande empatia verso le arti, e loro stessi sembrano usciti da un libro quando litigano o si fondono e condividono identità, in una sintonia magica ma non per questo meno umana.

Persone Normali è un libro che va letto, secondo Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone, perché Rooney è una scrittrice dotata, coraggiosa e avventurosa. È eccezionalmente brava nell’osservare le bugie che le persone si dicono a livello profondo, nel notare quanto perdoniamo e nel ritrarre tutte le luci e le ombre dell’amore. Non è un libro che ritrae i giovani in questo momento, come è stato venduto, ma parla di cosa significhi essere giovani e innamorati in ogni momento.

Questo non lo rende contemporaneo, ma sicuramente un classico del futuro.

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